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La
normativa ebraica sul cibo è detta
kasherut. L'aggettivo kasher o kosher, che significa adatto,
conforme, opportuno, indica quei cibi che si possono consumare
appunto perchè conformi alle regole; il contrario
di kasher è taref. In origine questa parola indicava
la carne degli animali uccisi da bestie predatrici; in
seguito è passata ad indicare tutti quegli animali
che, non macellati secondo le regole alimentari ebraiche,
restano proibiti. Per estensione, nel linguaggio comune è definito
taref qualsiasi cibo che non sia kosher. |
La
kasherut è sostanzialmente
fondata sulla Torah e sull'interpretazione che di essa
i rabbini hanno fornito. Quando D-o creò l'uomo,
lo concepì originariamente come un essere vegetariano,
pur se sovrano di tutti gli animali. In effetti, la normativa
ebraica sul cibo è centrata sulla questione dell'alimentazione
carnivora: se non fosse per il consumo di carni, in pratica
non esisterebbe. La carne entra a far parte dei cibi concessi
all'uomo solo dopo il Diluvio, con Noè. Per sapere
come ne è regolato il consumo, clicca qui:
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Per quanto riguarda i latticini, ricordiamo
che anche il formaggio deve essere kasher, e cioè sottoposto
a controllo rabbinico per accertarsi che sia prodotto da
caglio vegetale oppure di animale macellato secondo le
regole.
Il vino kasher non richiede particolari
procedure di preparazione o di invecchiamento, ma è stato
semplicemente sorvegliato nel corso delle varie fasi di
lavorazione, dalla spremitura all'imbottigliamento, per
evitare il contatto con sostanze considerate impure.
Se, come abbiamo
detto, la kasherut riguarda essenzialmente il consumo
di carne, vi sono però alcune
norme relative anche ai vegetali; così, ad esempio,
in base all'idea che ogni primogenito appartenga al Signore, è proibito
cibarsi del primo frutto di un nuovo albero.
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| Vi è un'altra regola assai complessa. Secondo la Torah
l'uomo non possiede nulla definitivamente e la terra non è suo
esclusivo patrimonio; proprio per ribadire questo, il corso
degli anni, a immagine del ciclo settimanale composto di
sei giorni lavorativi ed uno di riposo, prevede un anno
sabbatico, in cui avviene la remissione dei debiti e la
terra viene
lasciata a riposo.
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Durante questo anno, detto di shemittah, gli ebrei osservanti
badano a non far uso di vegetali coltivati da ebrei che
non seguono questa regola; resta invece lecito ciò che
viene prodotto su campi di proprietà non ebraica.
Bisogna infine rimarcare
come agli ebrei sia fatto assoluto divieto di consumare
sostanze che mettano in pericolo la salute e la vita. |
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