 |
(ordine) |
In nessun periodo
dell’anno
la nostra casa è tanto gioiosa come nella
sera del Séder e ognuno di noi ricorda,
con nostalgia, anche i Sedarìm cui ha partecipato
quando era piccolo, circondato dai familiari. Il
Séder contiene tutto: cerimonia, canzoni,
storia, momenti seri e momenti di gioia, di lode
al Signore. Ognuno di noi, nel prendere parte al
Séder, rivive di persona l’antica
storia della liberazione degli ebrei, dalla schiavitù d’Egitto.
Questa cerimonia unisce famiglie ed amici ed in
essa, anche durante le persecuzioni, ogni ebreo
si sentì libero. Gli ebrei di Pisa si riuniscono
alla vigilia della festa per celebrare il Sèder
tutti insieme nella Comunità.
|
| Prima della
cerimonia si prepara il piatto del Séder.
In esso si pongono: |
|
1.
Tre matzòth sovrapposte
2. Una zampa d’agnello arrostita (secondo
il rito italiano)
3. Un uovo sodo
4. Erbe amare
5. Lattuga
6. Charòseth |
 |
Le
matzòth sono tre,
e per tre ragioni. Esse rappresentano infatti
l’unità del popolo di Israele:
Kohèn, Levì, Israèl.
Inoltre quella di mezzo viene divisa in
due parti (una delle quali rappresenta
l’ Afikòmen, simbolo del sacrificio
Pasquale).
|
|
Le
due matzòth intere (come due sono le
chalòth, cioè le focacce del
sabato, in ricordo della duplice razione di
manna raccolta nel deserto). Ricordano anche
le tre misure di farina che Abramo ha consigliato
a Sara per preparare le matzòth.
|
 |
La
zampa: ricorda
il sacrificio pasquale.
|
 |
L’uovo
sodo: è il simbolo
dell’eternità della vita,
per la sua forma, e di lutto, per la distruzione
del Tempio. (Nota: Il giorno di Tish’à Beàv
e il I giorno di Pésach cadono sempre
nello stesso giorno della settimana. Si
dice: "Come l’uovo, nel cuocere,
diventa sempre più duro, così Israele
diventa più saldo nella sua lealtà verso
il Signore, dopo ogni persecuzione").
|
 |
Erbe
amare e lattuga: ci ricordano
l’amarezza della schiavitù in
Egitto.
|
 |
Charòseth: Charòseth ci ricorda la malta con cui i nostri padri
preparavano
i mattoni per le costruzioni del faraone. Si
mangia insieme all’erba amara per addolcirla
un po’ e per ricordarci che, dopo tante
sofferenze, viene la gioia.
|
|
La
cerimonia inizia col kiddùsh che
esprime al Signore – tra l’altro -
il ringraziamento per le festività e la
gioia che ci procurano. Durante il Sèder
si berranno quattro bicchieri di vino. Si passa
a lavarsi le mani e quindi alla cerimonia del karpàs
(sedano) intinto nell’aceto, amaro come le
lacrime versate durante la schiavitù. Il
Midràsh dice che la parola karpàs,
letta al contrario, (= 60 duro lavoro) simboleggia
i 600 mila adulti, usciti dall’Egitto. Il
sedano, così umile, nato dalla terra, diventa
un elemento importante, al Séder. Questo è una
lezione per ognuno di noi: il Signore, con la Sua
misericordia, può innalzare chiunque, dalla
profondità alla redenzione.
"Ognuno deve sentirsi come se lui stesso fosse uscito dall’Egitto".
Riempito il secondo bicchiere di vino, comincia la narrazione, introdotta dalle
domande che tradizionalmente il bambino più piccolo presente a cena rivolge
agli adulti: le domande riguardano la differenza tra questa sera e le altre sere.
Perché questa sera intingiamo la verdura
due volte e non una volta sola, come le altre sere? Una
in ricordo della tonaca di Giuseppe intinta nel sangue prima di essere
portata a Giacobbe, la seconda in ricordo di avere intinto nel sangue
per segnare le porte delle case ebraiche.
Perché questa sera si mangia solo
matzà mentre le altre sere si mangiano indifferentemente sostanze
lievitate e non lievitate? Perché così è prescritto
dalla Torà, che prescrive pure di mangiare l’agnello. Sono
infatti queste le tre parole: Pésach, matzà, maròr
(erba amara), che dobbiamo tutti pronunciare durante il Séder.
Perché mangiamo solo erba amara mentre
le altre sere mangiamo tutti i tipi di vegetali? In ricordo
delle sofferenze passate in schiavitù.
Perché mangiamo appoggiati sul gomito
mentre le altre sere mangiamo indifferentemente seduti o adagiati sul gomito? In
segno della riacquistata libertà, dopo tanti anni di schiavitù.
E questo è rivolto soprattutto ai miseri che, dopo tante sofferenze,
devono stare appoggiati con serenità e sicurezza, perché Dio
veglia su di loro e la loro situazione potrà presto cambiare, come è cambiata
quella dei nostri padri.
A partire dalle domande e dalle relative risposte si dipana tutto il racconto
dell’uscita dall’Egitto, dall’afflizione inflitta ai
nostri padri, ridotti in schiavitù, al passaggio del mar Rosso."Schiavi
noi fummo" il padre racconta ai figli la storia del popolo di Israele. "Se
il Signore non ci avesse fatto uscire dall’Egitto, noi non saremmo
qui, oggi". Quattro sono i tipi dei figli: in realtà essi rappresentano
la diversità di tipi, di tutti noi
Dopo la II guerra mondiale è stato aggiunto al racconto pasquale uno
struggente brano in memoria delle vittime dell’Olocausto.
|
I
quattro bicchieri di vino che si bevono durante
il Séder, dice il Talmùd, sono il
simbolo delle quattro promesse di riscatto date
dal Signore a Mosè: vehotzetì,
vi sottrarrò dalle tribolazioni dell’Egitto; vehitzaltì,
vi salverò dal loro servaggio; vegaaltì,
vi libererò con braccio disteso; velakachtì,
vi prenderò quale popolo, a Me. Una quinta
promessa è aggiunta: vehevetì,
vi condurrò alla terra che ho promesso ad
Abramo, Isacco, Giacobbe. Il patto fatto da Dio
coi nostri Patriarchi, è eterno quindi diciamo vehì sheamdà: "È questo
il patto che è stato segnato per i nostri
padri e per noi; molti si sono levati in tutti
i secoli per distruggerci, ma il Santo Benedetto
egli sia ci libera dalla loro mano". Il Midràsh
dice: "Israele è come l’erba
del campo. Come l’erba più è tagliata,
più cresce, così Israele più è oppresso
più si moltiplica". "La causa
dell’esilio in Egitto dipese anche dall’inganno
di Labano verso Giacobbe. Se questi avesse sposato
per prima Rachele, Giuseppe, come primogenito,
non sarebbe stato tanto odiato dai fratelli".
Al termine della cena, ultimata la recitazione delle preghiere, si usa concludere
intonando una serie di canti, tra i quali Chàd Gadià (Un
capretto), reso celebre dalla interpretazione di Angelo Branduardi “Alla
fiera dell’est”, ove al capretto protagonista del canto ebraico è stato
sostituito un più domestico topolino. Il canto è interpretato
così: il capretto è Israele, acquistato da Dio (il padre)
con due soldi (le due Tavole della Legge):
L’Assiria (il gatto) conquistò Israele, la Babilonia (il cane)
vinse l’Assiria, la Persia (il bastone) abbattè la Babilonia,
la Grecia (il fuoco) conquistò la Persia; Roma (l’acqua) conquistò la
Grecia, l’Islam (il bue) abbatté l’Impero romano; le crociate
(il macellaio) successero all’Islam; le nazioni europee (angelo delle
morte) successero alle crociate, ma alla fine Iddio redimerà il Suo
popolo punendo tutte le nazioni malvagie.
Molto suggestivo è il "Cantico del Mare", canto epico in onore
al Signore, che ha salvato Israele. Narra un midràsh che il Mar Rosso
sapeva che, quaranta anni più tardi, il Giordano avrebbe ritirato le
sue acque per lasciare passare Giosuè che conduceva gli ebrei alla Terra
Promessa. Allora il mare pensò: "Se il Giordano fermerà il
suo corso per lasciare passare Giosuè, discepolo di Mosè, sicuramente
io mi devo ritirare, per Mosè stesso!" Un altro midràsh
narra che il mare si divise in dodici rami, perché ogni tribù avesse
la sua via.
"Per tre ragioni gli ebrei meritarono di uscire dall’Egitto: non cambiarono
i loro nomi ebraici, non cambiarono la loro lingua; vissero con moralità durante
tutti gli anni della schiavitù, nonostante le sofferenze e la difficoltà della
vita."
"Se i nostri Padri non
fossero usciti dall’Egitto, oggi noi non saremmo
qui e non esisterebbe il popolo di Israele."
Gli ebrei hanno attraversato il Mar Rosso il settimo giorno di Pésach.
La lunga serata di preghiere e canti si chiude con l’augurio "L’anno
prossimo a Gerusalemme!".
|
|
|
|
 |