"Il terzo giorno, come fu mattina, cominciarono
dei tuoni e dei lampi, apparve una fitta nuvola sul
monte e s’udì un fortissimo suono di
tromba… Ora il monte Sinai era tutto fumante,
perché l’Eterno v’era disceso
in mezzo al fuoco; e il fumo ne saliva come il fumo
di una fornace e tutto il monte tremava forte".
(Esodo)
Allora Dio pronunciò queste parole, dicendo:
| I |
Io sono l’Eterno
tuo Dio, che ti trasse dalla terra d’Egitto,
dal luogo ove eri schiavo. |
| II |
Non avrai altro Dio che Me;
non ti farai o adorerai alcuna immagine o figura. |
| III |
Non pronunciare il nome di Dio
invano. |
| IV |
Ricorda e osserva il giorno
del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai
e farai ogni tua opera e nel settimo, shabbàth
(cessazione), per il Signore Dio tuo non fare
alcun lavoro perché in sei giorni fece
il Signore il cielo e la terra, il mare e tutto
ciò che è in essi, e si riposò nel
settimo giorno e affinché si riposino
i tuoi animali e tu non dimentichi che tu stesso
fosti schiavo in Egitto e il Signore ti liberò dalla
schiavitù. |
| V |
Onora tuo padre e tua madre
affinché i tuoi giorni siano prolungati
sulla terra. |
| VI |
Non uccidere. |
| VII |
Non commettere adulterio. |
| VIII |
Non rubare. |
| IX |
Non fare testimonianza falsa. |
| X |
Non desiderare niente di ciò che
appartiene ad altri. |
Nei primi quattro
comandamenti (verticali) sono indicati i nostri
rapporti con Dio, Cui ognuno
deve rivolgere
il suo pensiero e il suo spirito.
Nel
V sono indicati i rapporti fra l’uomo e
la famiglia. Dal VI al X invece, sono indicati
i rapporti fra l’uomo e la società che
lo circonda. (orizzontali)
Col I comandamento
Dio si presenta ad Israele come donatore di libertà,
per affermare che solo l’uomo libero può praticare
la legge del Sinài e che solo osservando
tale legge l’uomo trova il modo di conservare
la sua libertà.
L’idea monotestica, che rappresenta il nucleo
vitale della dottrina e della civiltà ebraica, è espressa
nel II comandamento.
Dobbiamo capire la grande importanza di questa,
se pensiamo che il popolo ebraico era allora
circondato da popoli politeisti ed è proprio dell’ebraismo
l’avere insegnato ai popoli che esiste un solo
Dio, creatore dell’Universo. Il IV Comandamento
ci parla del sabato. Questo giorno ricorda la creazione
del mondo e va celebrato, se così si può dire,
ad imitazione di quello che fece il Signore Dio dopo
aver compiuto l’opera della creazione; ha lo
scopo che sia concesso un giorno di riposo a tutti, è un
segno del patto tra Dio e Israele. L’osservanza
del sabato costituisce uno dei primi punti di quel
programma di kedushà, santità, per
mezzo del quale l’uomo può avvicinarsi
a Dio creatore. Il profanatore del sabato è degno
di gravi punizioni.
Col IV comandamento il Signore completa la
descrizione dei doveri dell’uomo verso il Creatore (comandamenti
verticali). Col V iniziano i comandamenti orizzontali
(verso gli altri uomini). "Onora tuo padre e
tua madre" è quasi a metà strada
fra i comandamenti, perché onorare i genitori è quasi
onorare Dio. Dobbiamo rispettare la loro volontà,
mantenerli se necessario, non contraddirli.
Di non minore importanza e valore, naturalmente, è ciascuno
degli altri comandamenti. Dio ce li ha dati perché ognuno
di noi, osservandoli, possa mantenersi su una via
di giustizia e di rettitudine: si possono chiamare
di "ordine negativo"
Il VI° comandamento ordina: "Non uccidere",
questo non significa solo togliere la vita, ma
anche non ferire con cattive parole e non mettere
in imbarazzo
qualcuno, in pubblico.
"Non rubare", significa non solo non rubare danaro
o altro, ma essere onesti negli affari; non
esprimere, come fosse tua, l’idea degli altri; non farsi
ringraziare per una azione buona, non compiuta
ecc.
"Non fare falsa testimonianza": non si può neppure
affermare un cosa se non si è vista,
ma viene solo detta da altri.
"Non desiderare quello che non hai". Se amiamo
veramente il Signore e abbiamo fiducia in
Lui, dobbiamo capire che se non abbiamo qualcosa, è perché il
Signore non ce l’ha concessa e non
dobbiamo desiderarla. Spesso, infatti, ci
accorgiamo che siamo
proprio noi ad avere cose più importanti
e preziose degli altri che abbiamo invidiato.

I comandamenti sono rivolti dal Signore
ad Israele al singolare, infatti la Torà dice
che Israele si era accampato come un solo uomo
e con un solo
cuore per ascoltare le Sue parole.
"Prima della creazione del mondo esisteva già l’alfabeto
ebraico. L’Alef, la prima lettera, era
molto orgogliosa, mentre la Beth, la seconda lettera,
si sentiva molto disgraziata. Allora il Signore,
per consolare la Beth, creò il mondo, cominciando
con la parola "Bereshìth" (In principio).
La Alef si sentì molto offesa e si lamentò molto
col Signore, ma poi si pentì del suo orgoglio.
Allora che cosa fece il Signore? Pensò di
appoggiare su Alef la Sua Legge; la Legge del pentimento
e del perdono. E dal Monte Sinai, in mezzo ai tuoni
e le fiamme, gridò la prima parola del primo
Comandamento: "Anokhì" che comincia
appunto con Alef."
"Quando il Signore chiese ad Israele dei garanti,
prima di affidar loro la Sua Legge, i nostri padri
dissero che lo sarebbero stati i loro figli. Allora
il Signore accettò, perché erano anime
pure ed innocenti."
"Tutti i monti rivendicavano l’onore di essere
prescelti per la donazione della Torà e iniziarono
a litigare fra loro: l’Araràth con il
Chermòn e col Carmelo. Solo il Sinài,
con molta modestia diceva: "Chi sarò io
per meritarmi un simile onore?" Ma il Signore
scelse proprio lui, per la sua modestia".
"Secondo una leggenda talmudica, questa Legge era
stata offerta a molti popoli, prima che ad Israele,
ma nessuno l’aveva accettata, perché imponeva
troppe restrizioni. All’offerta, Israele rispose,
invece: "Faremo ed ascolteremo". Da allora
diciamo: "Beati noi, quanto è dolce la
nostra eredità; beati noi che sera e mattina
proclamiamo l’unità di Dio".
"È
retz Israèl senza Torà è come
un corpo senza anima".
"
Gli ebrei sapevano che avrebbero ricevuto la legge
sul Monte Sinài, perché nell’episodio
del "Roveto ardente" il Signore aveva detto
a Mosè: "E servirete il Signore su questo
monte."
Narra il Midràsh che gli angeli si ribellarono,
quando seppero che il Signore voleva dare la Torà al
popolo di Israele. Essi infatti pensavano che questo
splendido dono, rimasto nascosto per tanti anni prima
che il mondo fosse creato, non dovesse essere consegnato
all’uomo mortale. Il Signore allora mandò degli
angeli da Mosè, perché li convincesse.
E Mosè ragionò così con loro: "Voi
angeli non avete bisogno della Torà, infatti
non avete genitori da onorare, non avete possibilità di
venir meno alla regole della kasherùth (le
regole alimentari ebraiche), non avete nessuna schiavitù in
Egitto da ricordare, non avete il pericolo di adorare
gli idoli". Gli angeli ammisero che Mosé aveva
ragione e che la Torà doveva essere data agli
uomini, perché i suoi precetti erano proprio
fatti per loro. Così Mosè portò ad
Israele la Torà".
Il Talmùd dice che il Signore creò l’universo
alla condizione che esso durasse solo se Israele
avesse accettato la Torà, altrimenti l’universo
sarebbe sparito e ritornato nel nulla.
"Gli ebrei vollero conoscere il loro Re e per questo
il Signore parlò direttamente a ciascuno di
loro. Infatti ripeté i primi due comandamenti
parola per parola, perché tutti sentissero
la Sua voce. Gli altri otto invece furono trasmessi
loro da Mosè".