Il calendario si può definire come un
sistema di misurazione del tempo legato all’organizzazione
cosmica (l’alternanza del giorno e della
notte, delle stagioni): è quindi una sorta
di oggetto scientifico desunto da osservazioni
astronomiche. Nello stesso tempo è anche
intimamente legato a credenze e miti ed è quindi
anche un oggetto religioso. La conquista del
tempo per mezzo della sua misura è uno
degli aspetti più lampanti dell’estendersi
del dominio umano sull’universo ed il calendario è stato
uno degli emblemi del potere più importanti.
Solo i capi più carismatici potevano modificarlo
a loro piacimento. Nelle cosmogonie più antiche
i creatori dell’universo sono spesso
anche i creatori dei calendari.
Naturalmente, il primo aiuto che viene in mente
nel voler dividere il tempo è dato dall’alternanza
del giorno e della notte. Ma questa unità di
tempo, cioè il giorno, è troppo
piccola per consentirne il controllo della durata
e volendo trovare unità più grandi
i due punti di riferimento più vicini
sono il sole e la luna.
Si dice di Dio: “Hai fatto la luna per
segnare le stagioni” (Salmi 104, 19).
Infatti, guardando il cielo, il ciclo
più facile
da osservare è quello della luna, il cui
ruolo è stato assai importante nelle società antiche
La lunazione.(il tempo che separa due ritorni
della luna in congiunzione con il sole) è di
ventinove giorni e mezzo e più precisamente
la durata del mese lunare va da 29 giorni e sei
ore a 29 giorni e 20 ore. Questa irregolarità ma
soprattutto la minor lunghezza rispetto al mese
solare (che a lungo andare si rendeva responsabile
di un ritardo tale de spostare i mesi rispetto
alle stagioni) ha creato numerosi problemi di
calcolo e altrettanto numerosi interventi di
rettificazione.
Per le popolazioni ebraiche il grande problema
era rappresentato dalla determinazione della
data di PESACH: la Pasqua deve infatti cominciare
il primo giorno di luna piena dal momento dell’equinozio
di Primavera. Inoltre, nel terzo giorno di Pasqua
bisognava portare al Tempio le primizie delle
messi dell’orzo. I primi tre giorni di
Pasqua dovevano cadere il 14, 15 e 16 di Nissan,
il mese dei fiori, che nella Bibbia è considerato
il primo mese dell’anno religioso, in quanto
in questo periodo dell’anno il popolo ebraico
si affrancò dalla schiavitù egiziana.
Se sembrava che l’orzo non fosse maturo
per il 16 di Nissan il grande Sacerdote decretava
il raddoppiamento del mese di Adar e la Pasqua
veniva celebrata trenta giorni dopo. Successivamente,
gli Ebrei venuti in contatto con la civiltà greca
adottarono il così detto Ciclo Metonico,
mettendolo definitivamente a punto nel IV secolo.
Nella grecia antica gli errori di calcolo della
durata delle lunazioni portarono ad una grande
confusione fino alla scoperta, leggendariamente
attribuita a Metone, del fatto che diciannove
anni contengono esattamente duecentotrentacinque
lunazioni, cioè che ogni diciannove anni
ricomincia lo stesso ciclo di lunazioni. Grazie
a questa innovazione nel mondo ebraico si capì che
intercalando un tredicesimo mese al terzo, sesto,
ottavo, undicesimo, quattordicesimo e diciannovesimo
anno del ciclo di diciannove anni era possibile
mantenere costanti le date delle ricorrenze rispetto
all’alternarsi delle stagioni. In conseguenza
di tutte questi interventi si arrivò alla
costituzione dell’attuale calendario lunare
ebraico composto da dodici mesi di trenta o ventinove
giorni a cui ogni tre o quattro anni è aggiunto
un tredicesimo mese, detto Adar Sheni (secondo
Adar).
Il primo giorno del mese e il trentesimo del
mese precedente, se c'è, si chiamano Rosh
Chòdesh, capo mese, e sono giorni per
certi aspetti festivi. Gli anni ebraici partono
dalla "creazione del mondo" secondo
l'era ebraica.
 |
|