Ignoriamo, ad esempio,
dove abitasse la ventina di ebrei che nel suo resoconto
di viaggio Beniamino da Tudela racconta di aver incontrato
interno al 1160 a Pisa. Si sa invece che verso la
metà del '200 gli ebrei pisani vivevano nel
cosiddetto classus iudeorum, posto a nord dell'Arno,
non lontano dall'attuale Piazza dei Cavalieri, tra
le presenti vie San Frediano e Pasquale Paoli, dove è probabile
che fosse ospitata anche la sinagoga, quasi certamente
collocata, come norma nelle regioni del' Italia centro-settentrionali
in età medievale, all'interno di una casa
privata.
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Ed ancora nell'abitazione
di un dei personaggi più in vista del nucleo
ebraico pisano doveva trovarsi la sinagoga nei primi
decenni del'300, quando gli ebrei si trasferirono,
passato l'Arno, in uno o più edifici nella
cappella di San Lorenzo in Chinseca, grosso modo
tra le odierne Via San Martino e Piazza Chiara Gambacorti.
L'unica tra le sinagoghe medievali di Pisa che possiamo
localizzare con sicurezza è quella che venne
posta all'inizio del '400 nel grande edificio, sito
nell'odierna Via Domenico Cavalca al n: 36, in cui
abitava la famiglia di banchieri ebrei da Pisa. Seppur
con qualche interruzione, la sinagoga doveva trovarsi
in quella sede ancora nel 1570, quando gli ebrei
che vivevano nel Granducato di Toscana furono concentrati
nei ghetti di Firenze e di Siena. Il provvedimento
non comportò tuttavia il totale allontanamento
dalle popolazione ebraica da Pisa: nella città tirrenica
continuò infatti a dimorare, seppur privo
di strutture comunitarie, un piccolo insediamento,
composto da italiani e da un numero crescente di
levantini. Questa seconda componente divenne fortemente
maggioritaria nell'ultimo scorcio del XVI secolo,
a seguito della concessione, fra il 1591 e il 1593,
da parte del Granduca Ferdinando I di particolari
privilegi, le Lettere Patenti meglio conosciute come
Livornine, ai mercanti ebrei che volessero trasferirsi
a Pisa e, appunto, a Livorno. Fin dal 1591 l'Universitas
ebreorum pisana poté riaprire, sulla base
delle nuove disposizioni, un luogo di culto pubblico,
che trovò in un primo tempo collocazione nel
palazzo da Scorno, sull' ordierno Lungarno Galilei,
per essere poi solennemente trasferito, nel settembre
del 1595, in un ampio stabile preso in affitto dalla
famiglia Serravallini, posto al n.24 dell'attuale
Via Palestro, dove ancora oggi ha sede la sinagoga
di Pisa.
L'edificio, acquistato
nel 1647 e sottoposto ad un primo rifacimento nel
1785, è stato completamente ristrutturato
negli anni sessanta del XIX secolo su progetto dell'architetto
piemontese Marco Treves. Benché l'iniziativa
dei lavori si sia inserita nel periodo dell'emancipazione
degli ebrei, la sinagoga pisana ha estremamente mantenuto
le convenzionale prerogative ebraiche di modestia
e sobrietà, non andando a differenziarsi in
modo evidente dal contesto urbano. Anche all'interno è stata
del resto rispettata la tradizionale ubicazione della
sala del culto al piano superiore, al quale si accede
da una grande ed elegante scala, che ha sostituito
quella seicentesca a tre rampe.
Nell'organizzazione
della sala si è invece tenuto conto del nuovo
modo di partecipazione religiosa, che esalta la figura
dell'officiante. Per questo motivo all'Aròn,
l'arca contenente i rotoli della Torah, è stata
avvicinata la Tevà o Bimà, il podio
per la lettura e la recita delle preghiere pubbliche,
creando un'unica grande composizione, situata nella
zona est della sala rettangolare, il cui ingresso,
sul lato corto, è accentuato da due file di
colonne che reggono il matroneo. Le panche, in legno
di noce intagliato, sono sistemate in parallelo ed
orientate verso l'Aròn; solo una fila di sedili
corre lungo le pareti, cui è attaccata. Lo
spazio della sala è coperto da una volta a
padiglione, in forma grande vela gonfiata, decorata,
secondo la legge ebraica che vieta le rappresentazioni
figurative, con motivi geometrici.
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